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Flora delle vetteLa flora d’alta montagna cambia per effetto del mutamento climatico analogamente al fenomeno della contrazione dei ghiacciai e alla minore durata dell’innevamento? Le piante alpine adattatesi al freddo scompaiono quando specie vegetali provenienti da quote più basse avanzano verso le vette? Per rispondere a queste domande, durante l’estate degli ultimi due anni abbiamo realizzato una schedatura della flora su 150 vette e passi di montagna della Svizzera sud orientale, confrontandone i risultati con i dati relativi agli stessi luoghi risalenti a un secolo prima. Le vette ospitano oggi un maggior numero di specie vegetaliI risultati rivelano che oggi sulle nostre cime cresce un numero notevolmente maggiore di specie vegetali, che si estendono a quote più elevate rispetto a cento anni fa.
Il Piz Linard (3410 m) rispecchia in modo inequivocabile questi risultati: nel 1835 il "botanico d’alta quota" Oswald Heer, a quel tempo professore a Zurigo, registrò una sola specie sulla cima del monte. Da allora i naturalisti hanno esaminato la vetta in media ogni 20 anni, rilevando la presenza di nuove specie vegetali praticamente in ogni occasione. Negli ultimi due decenni questo sviluppo ha vissuto un’ulteriore accelerazione, tanto che al momento sono individuabili ben 16 specie. Fra le ultime arrivate vi sono piante che in passato crescevano oltre 200 m più in basso rispetto a oggi.
Rispetto ai dati storici, la maggior parte delle specie vegetali si è estesa: oltre 250 specie sono state rilevate in media su tre nuove vette. 68 specie non erano mai state registrate come flora d’alta quota prima d’ora e 19 di esse non sono state più ritrovate in altri siti. Inoltre, 49 specie sono diventate più rare. A prosperare sono in particolare le specie frequenti e quelle che crescono a quote più basseMolte specie di piante che crescevano su numerose cime già all’epoca dei primi rilevamenti si sono diffuse ancora di più da allora (v. tabella 1). Anche alcune varietà che in passato non raggiungevano le vette risultano oggi molto numerose (tabella 2). Le tre nuove specie più frequenti sono tipiche della vegetazione dei prati subalpini situati a quote inferiori (v. tabella 2).
Molte più felci rispetto al passatoLa famiglia delle felci si è estesa notevolmente sulle cime rispetto al secolo scorso. Un tempo le pteridofite erano presenti complessivamente su 16 vette, oggi su 68. Le felci si diffondono tramite spore microscopiche trasportate dal vento su lunghe distanze. Probabilmente queste raggiungevano le cime anche in precedenza, ma in passato non potevano germogliare e sopravvivere a causa del clima più rigido.
Le vette più ricche di specie non sono più ampie, ma situate ad altitudini inferioriIl numero di specie presenti sulle cime prese in esame varia notevolmente. Negli ultimi 10 metri abbiamo registrato da una sola (la fienarola ciodola Poa laxa sul Piz Chalchagn, 3154 m) a ben 118 specie (Chörbsch Horn, 2654 m). Fondamentalmente il numero di specie è inversamente proporzionale all’altitudine sul livello del mare, mentre le dimensioni della vetta sono ininfluenti. Se si confronta la flora presente su cime vicine, l’elenco delle specie non varia di molto rispetto a vette molto distanti fra loro.
Specie divenute più rareAlcune delle specie d’alta quota sono scomparse da molte cime rispetto ai primi rilevamenti, tuttavia da molte vette meno di quante sono state conquistate delle nuove varietà in espansione (v. tabella 3).
Le osservazioni non sono perfetteCome avviene per la precisione degli strumenti di misura, anche l’affidabilità dei dati deve essere verificata. Per questo, su alcune vette due persone hanno rilevato i dati in maniera indipendente. Mediamente, l’elenco delle piante coincide per l’86,5%. Gli errori di osservazione riguardano in particolare le specie piccole e rare o le varietà con periodo di fioritura limitato. Il nostro tasso di errore si colloca nei limiti di studi comparabili ed è di gran lunga minore rispetto alla differenza fra la varietà di specie dei dati storici e quella attuale. Se partiamo dal presupposto che durante le loro spedizioni i botanici del passato non si siano lasciati sfuggire un numero di specie notevolmente maggiore rispetto a noi, le differenze fra i dati possono essere ricondotte agli effettivi mutamenti a livello di flora.
Ecosistemi unici in tutta la Svizzera e aumento della biodiversitàLa flora delle vette alpine è cambiata in maniera impressionante rispetto ai rilevamenti botanici del passato. La maggior parte delle specie è ora più frequente, sia quelle provenienti dai prati subalpini situati ad altitudini inferiori, sia quelle specifiche d’alta montagna. Probabilmente le regioni alpine d’alta quota sono gli unici ecosistemi in tutta la Svizzera in cui non si registra una perdita di biodiversità. Nonostante questa tendenza, alcune specie si sono ridotte o sono scomparse del tutto. Il mutamento climatico è l'unico responsabile?Il tipo, l'entità e la dinamica dei cambiamenti osservati fanno supporre che il responsabile sia stato il riscaldamento climatico e che quindi a essere sensibili all’aumento delle temperature non siano solo la neve e i ghiacciai, ma anche la flora delle nostre vette. Tuttavia, non è ancora chiaro se sull’espansione osservata influiscano anche altri fattori, come ad esempio la fauna selvatica o gli appassionati di alpinismo, che oggi sulle cime sono molto più numerosi rispetto a 100 anni fa.
Prossimi obiettiviNei prossimi mesi studieremo in particolare il modo in cui si comportano singole specie o generi. Analizzeremo ad esempio se le piante conquistano più spesso nuove cime quando i loro semi vengono facilmente trasportati dal vento. Oppure stabiliremo quali specie hanno colonizzato con particolare intensità le vette in cui oggi sono spesso presenti gli stambecchi (che si erano estinti 100 anni fa). Nelle nostre analisi verranno considerate anche le specie che oggi sono più rare rispetto al passato e, in particolare, quelle inserite nella lista rossa svizzera. Flora d’alta quota internazionaleI botanici del passato non si limitavano a frequentare solo le cime delle Alpi, ma anche quelle di molte altre regioni montuose europee. Siccome ad esempio in Scandinavia o in Europa meridionale in passato il mutamento climatico ha assunto caratteristiche diverse, sarà interessante vedere se la flora alpina di queste regioni ha subito cambiamenti diversi rispetto a quella alpina. In collaborazione con gli ecologi locali, abbiamo pertanto iniziato a estendere il nostro studio alla Scozia, alla Scandinavia e ai Pirenei. PublicazioniWipf S, Stöckli V, Herz K & Rixen C (in press) The oldest monitoring site of the Alps revisited: accelerated increase in plant species richness on Piz Linard summit since 1835. Plant Ecology & Diversity. Veronika Stöckli, Sonja Wipf, Cajsa Nilsson, Christian Rixen. 2011. Using historical plant surveys to track biodiversity on mountain summits. Plant Ecology & Diversity Vol. 4, No. 4, 415-425 Sarah Burg. 2012. Observer bias and its causes in botanical revisitation studies on summits in the Swiss Alps. Master Degree Thesis in Biology, ETH Zürich Kristina Herz. 2012. Changes in the spatial distribution of vascular plant species in the Southeastern Swiss Alps over the past century. Master Degree Thesis in Environmental Sciences, ETH Zürich Magalí Matteodo. 2012. Vegetation change in the last century on Swiss summits: a plant traits analysis. Tesi di Laurea Magistrale in Biologia dell'ambiente, Università degli studi di Torino, Italy Cajsa Nilsson. 2011. Changes in plant diversity on 108 Swiss alpine summits over the last century. Master Degree Thesis in Biology, Umea University, Sweden Sandro Boggia. 2010. Changes in plant species composition and diversity on Swiss mountain summits over the last century. Master Degree Thesis in Biology, ETH Zürich Team/ContattoVeronika Stöckli, capo progetto, v.stoeckli@slf.ch Sonja Wipf, capo ricerca, wipf@slf.ch Christian Rixen, Senior Scientist, rixen@slf.ch Partner |