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Perché valorizzarli?

  • I castagni più vecchi sono spesso malridotti
    Fra gli alberi censiti figurano anche molti castagni piuttosto decrepiti, magari col tronco semiscortecciato, squarciato e solcato da ampie cavità. In questi esemplari gravemente deperiti la dimensione verticale risulta fortemente ridotta in seguito a malattie, capitozzature, schianti o lenta erosione del tronco. Questa categoria presenta quindi una monumentalità poco evidente, oscurata da una prima impressione di caos, tormento e disfacimento. Eppure in questo lungo tramontare gli alberi sviluppano una nuova voce come un profondo crepitio del legno, una nuova gestualità di rami e branche, un nuovo movimento di forze prima solo avverse e che ora si riuniscono: la vita e la morte confluiscono solidificandosi in questa scultura mai quieta. L'albero morente è una nuova dimensione estetica, un livello superiore di complessità, un epilogo spettacolare in cui si concentra tutto il sapere di un'esistenza secolare.

  • Cos'ha di speciale un albero monumentale ?
    Il cuore della monumentalità arborea non è una questione di taglia. Anche un arbusto potrebbe risultare monumentale. Un esempio calzante in questo senso ci è fornito dall'albero di Buccheri (Zelkova sicula), una pianta che non supera i 3 metri di altezza e che difficilmente oltrepassa i cinquant'anni di età. Di questa specie sopravvivono all’incirca 200 esemplari, tutti localizzati sui Monti Iblei nella Sicilia sudorientale. La scoperta dell’esistenza di questa specie relitta è avvenuta solo nel 1991, ed in seguito tutti gli esemplari individuati sono stati posti sotto tutela e riconosciuti ufficialmente come parte integrante del patrimonio italiano di alberi monumentali.
    Il vero segreto di un albero monumentale non risiede quindi necessariamente nella grandezza o longevità. Già ventitre secoli or'sono Teofrasto colse con mano sicura questo segreto sottolineando l'importanza della rarità come fondamento dei prodigi arborei.

  • Perché l'uomo è attratto dalla rarità e dagli alberi monumentali ?
    Il carisma di un albero monumentale si fonda sulle qualità rare in sua dotazione. Questa rarità così manifesta nell'albero monumentale, eleva questo essere straordinario al di sopra dell'infinita moltitudine delle piante, ponendolo come una sorta d'interlocutore preferenziale per l'uomo. L'unica creatura mossa o trascinata dall'autocoscienza oltre che dagli istinti, questa massima rarità e stranezza dell'universo, scorge nell'albero monumentale una profonda similitudine: un destino comune di unicità e solitudine. L'albero monumentale appare quindi fortemente antropomorfo, quasi uno specchio della condizione umana, ed in questo si compie il suo fascino.

  • L'albero monumentale maestro di vita
    Se l'albero monumentale è specchio dell'uomo, anche l'uomo dal canto suo può divenire specchio dell'albero, superando l'orizzonte chiuso dell'antropocentrismo e ritrovando l'albero così com'è, con tutto il suo mistero e la sua forza, oltre la propria immagine riflessa. Avvertendo quella vicinanza di destini, l'uomo si confronta facilmente con l'albero monumentale, ma altrettanto facilmente si accontenta di vedere solo le proprie proiezioni. Ci piace la grandezza di un albero poiché rievoca le nostre aspirazioni di grandezza. Ci affascina la longevità di una pianta poiché commemora il nostro desiderio individuale d'infinito e perpetuità.
    Fortunatamente gli alberi e la natura continuano il loro ciclo indipendentemente da tutte queste proiezioni ed interpretazioni umane, ed il giorno che torneremo a guardarci attorno senza vedere solo noi stessi, potranno infonderci modi di essere, significati e visioni che ora soltanto ci sfiorano senza colpirci. Fra questi segnali si trovano forse anche alcune correzioni di rotta indispensabili per l'umanità di domani.