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Il metamorfismo della neve rivistoIn natura, un gradiente termico all'interno del manto nevoso è praticamente sempre il motivo che causa la trasformazione della neve asciutta. Il cosiddetto metamorfismo della neve causa nel giro di pochi giorni una trasformazione della neve fresca e contribuisce in modo determinante alla formazione di valanghe. Da alcuni anni l'SLF studia la struttura della neve e il suo metamorfismo con l'aiuto della microtomografia computerizzata nel laboratorio del freddo (in situ).
Esempio brina di profonditàDurante il processo di metamorfismo, un cristallo si trasforma in un nuovo cristallo. La brina di profondità è la forma più appariscente visibile sul terreno, caratterizzata da cristalli dalla spiccata forma a calice. Sino a poco tempo fa, i ricercatori davano per scontato che i cristalli più grandi crescessero a spese di quelli più piccoli, mantenendo il loro nucleo, cioè il fiocco di neve soggetto a metamorfosi.
Il metamorfismo della neve osservato per la prima volta dal vivoGrazie alla microtomografia computerizzata quadridimensionale, B. Pinzer, M. Schneebeli e T. Kämpfer sono ora riusciti per la prima volta a osservare direttamente come si forma la brina di profondità (v. filmato). Filmato: Il gradiente termico è stato di 50°C/metro per tutte e tre le settimane, riproducendo le tipiche condizioni che possono verificarsi anche in natura durante l'inverno. I cristalli crescono nella parte inferiore più fredda. Il movimento apparente verso il basso non viene causato dall'assestamento meccanico, ma dalla continua sublimazione della parte superiore e dalla costante crescita di quella inferiore. Durante l'osservazione è venuto sorprendentemente alla luce un meccanismo del tutto diverso da quello supposto sino ad oggi: tutti i cristalli si sono più volte completamente sublimati ("metamorfismo distruttivo") e depositati nuovamente in un altro punto ("metamorfismo costruttivo"). Durante l'esperimento, durato tre settimane, i cristalli si sono completamente trasformati da sei a sette volte. La vita media di un cristallo di neve è quindi durata 2-3 giorni.
Il flusso di vapore rimane costanteDurante il metamorfismo, gli scienziati hanno potuto misurare per la prima volta direttamente anche il flusso di vapore. Anche se la forma dei cristalli mutava notevolmente, veniva sempre trasportata la stessa quantità di vapore acqueo: ciò significa che il flusso di vapore è rimasto costante per tutto l'esperimento. Questa tipologia di trasporto viene chiamata "corpo a corpo": Z. Yosida e i suoi colleghi l'hanno osservata per la prima volta negli anni '50. I valori risultanti dalle loro misurazioni indirette del flusso di vapore erano tuttavia troppo alti, suscitando una controversia, fino ad oggi irrisolta, sul fatto che la diffusione del vapore acqueo nella neve sia o meno più alta rispetto a quella nell'aria. Grazie a questo nuovo esperimento, gli scienziati dell'SLF sono finalmente riusciti a risolverla: la diffusione del vapore nella neve è una costante fisica e quindi identica a quella tra due lastre di ghiaccio.
Metamorfismo della neve superficiale
Gli strati superficiali di neve giocano un ruolo determinante sia nella futura formazione di strati fragili, sia nei processi fotochimici che hanno luogo nel manto nevoso. Sulla superficie del manto nevoso non può solo variare il gradiente termico, ma anche la sua direzione. In altre parole: a volte la temperatura in superficie è più alta di quella presente all'interno del manto nevoso e alcune ore più tardi può verificarsi esattamente il contrario. Con l'ausilio della tomografia computerizzata ad alta risoluzione, gli scienziati dell'SLF hanno analizzato in laboratorio, nel corso di esperimenti unici al mondo, quali effetti produce sul metamorfismo della neve un gradiente termico che cambia direzione. Il 60% della neve si trasformaDurante l'esperimento, la neve fresca è stata sottoposta a un gradiente termico ciclico di ± 90 gradi/metro, come succede a circa 10 cm di profondità in un qualsiasi giorno sereno d'inverno. Nel giro di 12 ore, il 60% di tutta la neve si era trasformato. Questo metamorfismo dei cristalli ha causato la formazione di strutture di neve più grandi e meno legate tra di loro. I cristalli di neve si sono trasformati in cristalli arrotondati a forma di bacchetta, ma non in forme a spigoli vivi (Fig. 3).
Nel corso di una trasformazione in strutture oblunghe, la neve rimane soffice come la neve fresca, anche se a questo punto la sua struttura è completamente cambiata. Ecco perché agli occhi dello sciatore la neve sembra quasi neve fresca. Se la neve subisse un metamorfismo distruttivo in forme sferiche, si assesterebbe molto di più e diventerebbe più dura. Le strutture oblunghe, meno legate rispetto alla neve fresca, rappresentano invece una base friabile che, una volta ricoperta da nuova neve, può trasformarsi in uno strato fragile e favorire la formazione di valanghe. Il progetto è stato finanziato dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica. Filmato© AGU PubblicazioniPinzer, B. R., Schneebeli, M., and Kaempfer, T. U. (2012) Vapor flux and recrystallization during dry snow metamorphism under a steady temperature gradient as observed by time-lapse micro-tomography, The Cryosphere, 6, 1141-1155, doi:10.5194/tc-6-1141-2012. >> Pinzer, B. R., and M. Schneebeli (2009), Snow metamorphism under alternating temperature gradients: Morphology and recrystallization in surface snow, Geophys. Res. Lett., 36, L23503, doi:10.1029/2009GL039618. >> Contatto
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