Bianco e quieto: ecco come si presenta il tipico ambiente innevato. Ma cosa si nasconde all'interno del manto nevoso? I responsabili della sicurezza e gli scialpinisti hanno bisogno di conoscere con la massima precisione possibile le caratteristiche del manto nella zona di distacco di una valanga o lungo un pendio fuoripista. L'ultima nevicata ha ricoperto uno strato fragile pericoloso? O magari il vento ha creato un lastrone di neve da qualche parte?
Quando si stacca una valanga di neve a lastroni, significa che prima si è formata una frattura nel manto nevoso. Il punto in cui si è formata questa frattura e la sua propagazione dipendono dalle proprietà del lastrone di neve e del sottostante strato fragile: proprietà che variano notevolmente da un punto all'altro. Per garantire una previsione del pericolo di valanghe caratterizzata dalla massima affidabilità possibile, è quindi importante non solo la stratificazione verticale del manto, ma anche la sua variabilità orizzontale. I ricercatori del gruppo Formazione valanghe studiano a fondo le cause, le caratteristiche e gli effetti della variabilità del manto nevoso sul suolo (Fig. 1).
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Figura 1: I rilevamenti sul campo avvengono secondo uno schema predefinito all'interno di un bacino che comprende settori rivolti alle varie esposizioni. |
Per determinare la variabilità orizzontale in montagna, è importante poter effettuare misurazioni in molti punti poco distanti uno dall'altro. Anche se in questo settore vengono già utilizzati metodi di telerilevamento, sino ad oggi le informazioni affidabili provenienti dal manto nevoso erano scarse, soprattutto quelle sulla sua stabilità. Solo attraverso i test di stabilità effettuati sul posto è possibile determinare quali effetti esercita una superficie di separazione fra due strati su un possibile cedimento. Questi test permettono di valutare la stabilità in un punto ben preciso, ma solo molto complessi. Con l'aiuto della sonda penetrometrica sviluppata dall'SLF (Fig. 2) possono invece essere misurate in pochi secondi numerose proprietà del manto nevoso. Nuovi studi permettono ora per la prima volta di associare al segnale trasmesso della sonda penetrometrica un grado di stabilità del manto nevoso. Attraverso speciali modelli di meccanica della frattura, alimentati con i dati trasmessi dalle sonde penetrometriche, è possibile simulare l'esito di un test di stabilità. Non è quindi più necessario scavare nella neve, perché la sonda penetrometrica consente di valutare rapidamente la stabilità del manto nevoso in molti punti. Tramite la successiva interpolazione dei punti di misura si ottiene così un'immagine spaziale della stabilità del manto nevoso in una zona (Fig. 3).
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Figura 2: L'SLF ha sviluppato una speciale sonda penetrometrica, con la quale gli scienziati misurano la resistenza che si genera quando la punta dello strumento penetra nella neve. Grazie ad essa è possibile misurare in pochi secondi diverse proprietà del manto nevoso, come ad es. la sua durezza. |
Ma come si forma la variabilità del manto nevoso? Il vento è sicuramente uno dei principali fattori che, interagendo con la topografia, causa la formazione di differenti accumuli di neve. La struttura del manto nevoso non è quindi per niente casuale, ma il prodotto dell'interazione tra condizioni meteo e topografia del suolo. Oggi gli scienziati dell'SLF lavorano per studiare i vari processi che si nascondono dietro a questi fattori. A tal fine, essi confrontano la variabilità misurata con condizioni meteo simulate con l'aiuto di modelli numerici su piccola scala. Una volta note queste relazioni, in futuro sarà possibile prevedere la variabilità orizzontale del manto nevoso
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Figura 3: L'interpolazione delle proprietà del manto nevoso, come la critica lunghezza della frattura, fornisce un'immagine superficiale della stabilità. Nell'esempio, una piccola alta valle su una superficie di circa 0.1 km2. |