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Birmensdorf, 23.09.2012 Paventate gravi perdite per l'economia forestale europea entro il 2100
Si prevede che il cambiamento climatico da qui al 2100 ridurrà il valore economico delle foreste del 14-50 %. In assenza di contromisure efficaci questo si traduce in un danno di diverse centinaia di miliardi di euro. È la conclusione del primo studio paneuropeo sugli effetti economici dei cambiamenti climatici sulle superfici forestali in Europa. Lo studio è stato condotto da un comsorzio scientifico internazionale guidato da Marc Hanewinkel del l’Istituto federale svizzero di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio WSL. Il rapporto finale è stato pubblicato online sulla rivista "Nature Climate Change" il 23 settembre 2012. Le previste variazioni di temperatura e di precipitazioni influenzeranno considerevomente l’areale di diffusione della maggior parte delle specie arboree, anche nel caso in cui i cambiamenti climatici previsti seguiranno uno scenario moderato. Le specie adattate ai climi freddi e mesofite come l’abete rosso, che attualmente fornisce una gran parte del valore economico delle foreste europee, a lungo andare subiranno una significative contrazione delle zone di presenza. Ricercatori provenienti dall’Istituto federale svizzero WSL, dall’Istituto di ricerca forestale di Baden-Wuerttemberg (Germania), dall’Istituto di ricerca Alterra dell’Università di Wageningen (Olanda), dall’EFI (Istituto Forestale Europeo, Finlandia), e dall’Università di Friburgo (Germania) hanno concluso che, in ognuno dei tre scenari* di cambiamento climatico proposti dall’IPPC (Intergovernmental Panel on Climate Change, Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico) e presi in considerazione nello studio, l’areale dell’abete rosso si sposterà verso nord e questa specie probabilmente scomparirà da molte delle zone che oggi ricopre nell’Europa centrale, orientale e occidentale (figura 1 e 2), anche se potrebbe sopravvivere in zone elevate nelle Alpi. D’altra parte, specie mediterranee meglio adattate alla siccità ma a crescita lenta come le querce (per esempio le querce sempreverdi sughera e leccio) potrebbero trarre beneficio dai cambiamenti climatici ed espandere il loro areale molto più a nord di quello attuale. Nel lungo periodo, queste specie da 11% andranno ad occupare in media oltre il 32 % dell’area forestale Europea (Russia esclusa) se dovesse attuarsi lo scenario di cambiamento moderato (figura 3), oltre il 28 % con lo scenario di cambiamento modesto e oltre il 40 % nel caso dello scenario estremo. Il cambiamento climatico influenzerà quindi profondamente la distribuzione delle specie arboree nelle foreste europee. Entro il 2100, quando l’abete rosso potrebbe essere scomparso da molte regioni, tra il 21 e il 60 % (in media il 34 %) delle stazioni forestali europei sarà adatto solo ad ospitare boschi di querce mediterranee, formazioni forestali a basso reddito economico per l’industria del legno. Inoltre questi boschi a crescita lenta assorbiranno meno anidride carbonica delle foreste attuali. Per il 2100 la perdita di valore economico delle foreste in Europa (Russia esclusa) viene stimata, a seconda del tasso di interesse e dello scenario di cambiamento climatico considerato, tra il 14 e il 50 % (28 % in media) di quello attuale. Alla fine di questo secolo, la perdita totale potrebbe essere in media di 190 miliardi di euro, se si considera uno scenario climatico IPCC moderato, e più in generale attestarsi tra 60 e 680 miliardi di euro in funzione della combinazione di scenario climatico e tasso di interesse applicati. Introdurre specie adattate alla siccità è un’alternativa praticabile?A meno che non vengano adottate contromisure per compensare l’effetto del clima, l’Europa vedrà le proprie foreste evolvere verso boschi dal minor valore economico e dalle minori capacità di mitigazione del cambiamento climatico stesso - a paragone delle foreste attuali, più produttive. Le contromisure potrebbero andare da un adattamento minimo dei principi gestionali (selvicoltura adattiva) fino all’introduzione di specie extra-europee più produttive come l’abete di Douglas, il cedro dell’Atlante, o specie del genere Pinus ed Eucalyptus. Si ritiene che, indipendentemente dallo scenario climatico che si realizzerà, sia nell’Altopiano centrale svizzero che nelle Prealpi saranno soprattutto querce dell'Europa centrale o meridionale e faggi a sostituire abete rosso e abete bianco. Ciò porterebbe grande pregiudizio all’industria del legno, che da diversi decenni dipende molto da queste due specie di abete. In assenza di contromisure efficaci i proprietari forestali svizzeri devono quindi aspettarsi una riduzione dei redditi.. * = scenari di cambiamento climatico dell’IPCC (tre di 40 scenario studiati dal Intergovernmental Panel on Climate Change, Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico):
PubblicazioneClimate change may cause severe loss in the economic value of European forest land. By Marc Hanewinkel, Dominik A. Cullmann, Mart-Jan Schelhaas, Gert-Jan Nabuurs, Niklaus E. Zimmermann. Nature Climate Change, online. Contatto
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