Nelle zone colpite al Sud delle Alpi i danni da cinipide sembrano avere una flessione a partire dal terzo anno di attacco. Resta da verificare se questa flessione indica un superamento della fase critica o un andamento ciclico dell’epidemia. Per capire fino in fondo questa evoluzione è necessario un programma di monitoraggio a lungo termine.
Arrivato nel sud del Ticino nel 2007*, il cinipide del castagno (Dryocosmus kuriphilus) ha ormai colonizzato tutto l’areale castanile al Sud delle Alpi (rimangono per ora risparmiate l’alta Valle Maggia e la Val Poschiavo). La sua velocità di avanzamento è generalmente molto sostenuta arrivando a raggiungere i 15-25 km all’anno in funzione della topografia e dei venti dominanti. Esistono però anche eccezioni come per esempio la Valle Bregaglia, dove fino ad ora la velocità di avanzamento si è limitata a un chilometro ogni anno.
I primi risultati delle osservazioni sull’evoluzione dell’attacco condotti dall’Istituto federale di Ricerca per la Foresta, la neve e il Paesaggio WSL hanno evidenziano alcune interessanti caratteristiche dell’andamento dell’epidemia. L’attacco del cinipide non interessa in modo omogeneo tutta la chioma degli alberi, ma si concentra soprattutto nelle parti inferiori e più in ombra della chioma e nei ricacci al piede degli alberi. Dopo una crescita continua e sostenuta del livello di attacco nei primi tre anni, la popolazione dell’insetto tende ad avere una leggera flessione. Nelle aree di primo attacco da parte dell’insetto cinque anni orsono si è infatti riscontrata una diminuzione sia del numero di galle prodotte, sia del numero di camere larvali all’interno di ogni galla. A contribuire ulteriormente alla flessione dell’incidenza dell’epidemia vi è una crescente proporzione (fino a un terzo circa) di larve di cinipide che non giungono a maturazione a causa di attacchi di parassitoidi** indigeni (molti dei quali originariamente specialisti degli insetti galligeni della quercia), di funghi o di altre avversità. A partire dal terzo anno gli alberi colpiti reagiscono ai danni subiti stimolando le gemme dormienti a emettere nuovi getti sostitutivi allo scopo di recuperare parte della massa fogliare perduta.
Cinque anni rappresentano però un periodo troppo limitato per acquisire certezze sull’evoluzione futura dell’epidemia. Molti dubbi esistono in particolare sull’effettivo contributo che possono dare i parassitoidi indigeni specialisti della quercia nel controllo del cinipide del castagno. Un programma di monitoraggio a più lungo termine si rende quindi necessario per verificare se i timidi segnali di ripresa registrati dopo il terzo anno d'infezione porteranno nel tempo a una stabilizzazione dell’incidenza dell’epidemia a livelli tollerabili o se rappresentano solo la prima di una serie continua e regolare di oscillazioni attorno all’alto livello attuale di attacco.
* Il cinipide è stato osservato per la prima volta nel 2009 nel sud del Ticino, ma l’analisi dell’età delle galle presenti nelle zone di primo attacco ha permesso di far risalire al 2007 l’anno del suo primo arrivo.
** sono definiti parassitoidi quegli organismi (generalmente insetti) che durante il loro sviluppo parassitano altri esseri viventi (ospiti) che uccidono poi alla fine del ciclo.
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