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Sviluppo regionale: come le regioni possono sfruttare il loro potenziale

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Nuova politica regionale, parchi naturali regionali e molto altro ancora: lo sviluppo delle regioni è una delle colonne portanti della politica. Ma come funzionano veramente i processi di sviluppo regionale? E come possono essere sostenuti al meglio? A queste domande risponde un promemoria a cura dei ricercatori dell’Istituto federale di ricerca WSL.

 

È un effetto collaterale del federalismo: molti compiti importanti, come ad es. la pianificazione regionale dei trasporti o lo sviluppo dei centri abitati, non possono essere demandati unicamente ai Comuni. Molti di questi ultimi si riuniscono quindi in consorzi, gli Enti Rgionali per lo Sviluppo. Negli ultimi dieci anni in Svizzera sono stati fondati o ristrutturati molti di questi enti. Tra questi rientrano ad esempio nuovi parchi naturali regionali, ma anche consorzi intercomunali che si occupano, tra le altre cose, di attuare la nuova politica regionale della Confederazione, come ad es. l’Ente Regionale per lo Sviluppo Bellinzonese e Valli.

Una delle principali motivazioni che spingono i Comuni a riunirsi in un consorzio è rappresentata dai diversi programmi di politica regionale della Confederazione, come ad es. la Nuova politica regionale (NPR) o la politica dei parchi. Entrambi sono in vigore da 10 anni e puntano a promuovere le aree rurali, le regioni montane e quelle frontaliere, promuovendo prodotti regionali, idee creative e progetti sostenibili. L’obiettivo è aumentare la competitività di queste regioni in modo che riescano a gestire meglio i cambiamenti strutturali.

Gli enti regionali per lo sviluppo si occupano di numerosi compiti: attuano i processi strategici di pianificazione nelle regioni e mettono in comunicazione persone e istituzioni. Inoltre, sostengono le persone ingegnose nella realizzazione delle loro idee e si occupano delle possibilità di finanziamento. Coordinano altresì i vari attori in modo da avviare insieme i processi regionali di sviluppo.

Alcuni esempi di progetti di sviluppo particolarmente riusciti sono, tra gli altri, il Programma San Gottardo 2020, scaturito dal progetto NPR San Gottardo 2012-2015, con lo scopo di promuovere lo sviluppo della regione del San Gottardo su entrambi i lati alpini. Oppure  l’offerta “Picknick und Genuss” della Regio Frauenfeld: per le escursioni effettuate nella regione, l’ente mette a disposizione una speciale mappa sulla quale sono segnati – oltre agli itinerari escursionistici da fare a piedi e in bicicletta – anche i luoghi dover fermarsi per un picnic e gli esercizi agrituristici che offrono specialità regionali.

Come garantire la riuscita dei progetti di sviluppo regionale

Gli enti regionali per lo sviluppo sono spesso organizzati in consorzi, i cui soci sono principalmente i Comuni. Oltre a questi, possono diventare soci anche altri attori privati come ad es. associazioni turistiche ed economiche, aziende private e persone interessate della popolazione. La molteplicità degli attori, ognuno dei quali porta con sé richieste, interessi e idee differenti, non facilita l’attuazione dei processi di sviluppo regionali.

I ricercatori dell’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio WSL hanno voluto analizzare in che modo le iniziative comuni riescono a funzionare e a fornire risultati soddisfacenti. Nel corso di un sondaggio hanno domandato a 33 esperte ed esperti di sei regioni interessate quali ostacoli si possono incontrare durante la preparazione e l’attuazione delle strategie e dei progetti di sviluppo. I risultati e le loro raccomandazioni vengono ora presentati in un promemoria dell’Accademia svizzera delle scienze (swissacademies).

 

Gli attori regionali e le loro azioni sono fondamentali

L’attuazione delle strategie di sviluppo e quindi anche l’andamento dei processi di sviluppo dipendono in larga misura da come vengono sostenuti dagli attori regionali. Come ogni consorzio, anche un ente regionale per lo sviluppo funziona bene solo se viene sostenuto dai propri soci e se questi sono disposti a entrare in una mentalità regionale.

«Inoltre, gli enti regionali per lo sviluppo devono disporre di sufficienti capacità e competenze per accompagnare, supportare e mettere in comunicazione i potenziali responsabili del progetto sin dalle prime fasi», afferma Yasmine Willi, che ha svolto questo sondaggio nel quadro della sua tesi di dottorato sotto la guida di Marco Pütz.

Particolarmente utili si sono dimostrate quelle strategie di sviluppo regionale che avevano obiettivi e misure concrete e soprattutto vincolanti. «Spesso ci vogliono molto tempo, impegno e mezzi finanziari per l’elaborazione di una strategia di sviluppo regionale, la cui attuazione non viene tuttavia pianificata in modo sufficientemente concreto», ammette Willi. Quando poi la strategia è costituita da visioni piuttosto vaghe, come ad es. «l’economia regionale deve essere rafforzata» o «occorre creare posti di lavoro più interessanti», nella maggior parte dei casi nessuno si sente responsabile della sua realizzazione.

Tre consigli per il successo

L’autrice e l’autore del promemoria richiamano l’attenzione su tre punti principali. Prima di tutto occorre suddividere in modo chiaro i compiti all’interno dell’ente regionale per lo sviluppo e accertarsi che i vari attori dispongano delle necessarie competenze operative. In secondo luogo, è molto importante tracciare e pianificare le misure concrete di attuazione già nella fase di elaborazione delle strategie di sviluppo. Infine, in Svizzera tutti i partner coinvolti nello sviluppo territoriale dovrebbero coordinare in modo ottimale tra di loro piani e provvedimenti.

 

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