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Tea time in cima alla montagna

 

Ulteriori aspetti di cui si occupa la ricerca

La degradazione di materiale vegetale morto è una fase importante del ciclo globale del carbonio. Quando una pianta muore, i microorganismi decompongono il materiale organico. Durante questo processo di degradazione viene rilasciato il gas serra CO2. Se il CO2 nell’atmosfera e le temperature aumentano, probabilmente le piante crescono di più e assorbono più carbonio. Ma cosa succede nel terreno? Funge da serbatoio di carbonio oppure rende più veloce la degradazione del materiale vegetale causando il rilascio di più anidride carbonica?Mentre nelle zone temperate questi processi e i loro meccanismi vengono già studiati dettagliatamente, sino a oggi sono disponibili pochi dati relativi alle zone di montagna. Per poter raccogliere maggiori informazioni sulla velocità della degradazione di materia organica in queste zone, nel quadro di diversi studi Sonja Wipf e Christian Rixen dell’SLF applicano il protocollo “Tea bag Index” nei terreni alpini.

Come funziona il «metodo della bustina di tè»? 

Due varietà di tè all’interno di bustine di nylon di marca “Lipton” fungono da substrato standard: il tè verde, facilmente degradabile, e il tè rosso africano, più difficilmente degradabile. Le bustine vengono dapprima pesate e quindi seppellite nel terreno. Dopo determinati intervalli di tempo (ad es. 3 mesi, 1 anno), le bustine vengono disseppellite, essiccate e ripesate. Dalla differenza di peso i ricercatori calcolano il tasso di degradazione della biomassa.Nel frattempo questo semplice metodo viene utilizzato in tutto il mondo per risolvere questioni scientifiche come ad es. la dipendenza dei tassi di decomposizione dal clima o dalle proprietà del suolo. Presso l’SLF il metodo viene utilizzato ad es. nel quadro del progetto internazionale “TeaComposition” sulle cime alpine, per confrontare i tassi di decomposizione a lungo termine tra varie regioni alpine e a diverse altitudini. I sette siti, che fanno anche parte del progetto GLORIA (Global Observation Research Initiative in Alpine environments), si trovano all’interno e intorno al Parco Nazionale Svizzero.In tutto il mondo le due varietà di tè vengono seppellite e studiate in 12 Paesi sparsi in quattro continenti (Europa, Asia, America del nord e del sud).

 

Ulteriori aspetti di cui si occupa la ricerca

Questo metodo delle bustine di tè sulle cime alpine viene integrato da Jonathan von Oppen (studente di master presso l’SLF) con ulteriori esperimenti: oltre a quelli delle due varietà di tè, egli rileva anche i tassi di decomposizione di due specie vegetali autoctone (Dryas octopetala [il camedrio alpino, che si presume sia difficilmente degradabile] e Anthyllis vulneraria [la vulneraria, che si presume sia più facilmente degradabile]). Lo studente di master intende verificare da un lato se le piante autoctone vengono decomposte più velocemente dai microorganismi presenti nel suolo se anche in natura sono tipiche del posto. Dall’altro, vuole ottenere un’immagine realistica della degradazione locale e del rilascio di CO2

Un ulteriore aspetto oggetto delle ricerche è l’influsso della temperatura sui processi di degradazione delle varie materie organiche. In montagna le differenze su piccola scala da un sito all’altro – come l’esposizione – influiscono infatti notevolmente sulla temperatura. Per questo motivo, su ciascuna cima le bustine di tè sono state seppellite in tutte le principali esposizioni (N, E, S, W), in modo da poter differenziare la variabilità del tasso di decomposizione all’interno della cima.

Questo metodo non consente tuttavia di differenziare gli effetti della temperatura da altre variabili del posto, come ad es. il suolo. Nel quadro di un ulteriore esperimento le diverse materie organiche vengono quindi esposte, in condizioni controllate, a differenti temperature. A tal fine, i microorganismi presenti sulle varie cime sono stati “inoculati” nelle miscele standard formate da terriccio e sabbia prima di seppellire queste ultime, insieme alle bustine da tè, in piccoli contenitori di plastica a Davos (1560 m) e sul passo Flüela (2390 m). Ciò permette di rilevare in quale misura le eventuali differenze riscontrate nella decomposizione sono riconducibili agli effetti della temperatura o ai microorganismi dei vari ambienti montani.