Riconoscere dall’alto lo stress da siccità negli alberi

19.01.2026 | Fabio Valsangiacomo | WSL News

L’aumento dei periodi di calura e siccità mette a dura prova le nostre foreste. I ricercatori dell’Istituto federale di ricerca sulla foresta, la neve e il paesaggio WSL hanno utilizzato immagini acquisite tramite droni per indagare la reazione delle specie arboree autoctone ai cambiamenti climatici. Questo metodo di rilevamento apre nuove possibilità per monitorare le foreste su larga scala e documentare le strategie specifiche attraverso cui le singole specie affrontano i periodi di siccità.

  • Nella torrida estate del 2023, i ricercatori del WSL hanno utilizzato immagini acquisite tramite droni per studiare la reazione alla siccità di sette specie arboree autoctone.
  • Mediante speciali telecamere hanno identificato le differenze specie-specifiche nella gestione della radiazione solare eccessiva, così come nel cambiamento di colore e nella caduta delle foglie delle chiome degli alberi.
  • Attraverso questi rilevamenti, D’Odorico e il suo team sono in grado di riconoscere dall’alto le situazioni acute e croniche di penuria idrica. In futuro, questo approccio potrebbe contribuire al monitoraggio delle foreste su larga scala e aiutare a scoprire quali specie arboree sono più adatte ad affrontare i cambiamenti climatici.

Gli scenari climatici prevedono che i semestri estivi diventeranno più caldi e secchi. Per aumentare la resistenza dei boschi ai cambiamenti climatici, gli esperti forestali devono sapere come le diverse specie arboree affrontano l’aumento delle temperature e la penuria d’acqua. La sfida? Questi processi sono molto complessi. Inoltre, a seconda della sua posizione ogni specie reagisce in modo diverso alla calura e alla siccità. Finora tali analisi erano molto onerose e generalmente erano possibili solo per singoli alberi. Il telerilevamento tramite droni, aerei o satelliti cambia però la situazione.

«Volevamo utilizzare le immagini acquisite dai droni per scoprire come le specie arboree autoctone reagiscono alla siccità e quali strategie mettono in atto, sia durante il periodo di crescita nel suo complesso sia nel corso di una singola giornata», spiega Petra D’Odorico, geografa del WSL. Tramite speciali telecamere, la ricercatrice ha analizzato i cambiamenti nelle chiome di sette specie arboree autoctone (acero di monte, quercia, abete rosso, carpino, faggio, pino silvestre, abete bianco). A tal fine, nella torrida estate del 2023 ha sorvolato ripetutamente il bosco misto presso il sito sperimentale Swiss Canopy Crane II (SCCII) dell’Università di Basilea a Hölstein (BL), per il quale è stato possibile confrontare i dati acquisiti per via aerea con i rilievi eseguiti direttamente sugli alberi.

Utilizzando le immagini dei droni, D’Odorico è riuscita a identificare reazioni specie-specifiche alla siccità. «Per esempio, abbiamo potuto osservare che le querce si riprendono più rapidamente dopo una giornata calda rispetto ad altre specie arboree», spiega l’autrice, «o che le conifere mostrano solo tardivamente segni di stress da siccità, ma poi muoiono all’improvviso». In futuro questo metodo di rilevamento potrebbe contribuire al monitoraggio delle foreste su larga scala. Al momento, D’Odorico sta studiando anche alberi alloctoni come il cedro del Libano o il faggio orientale. Il suo obiettivo è identificare le specie che potrebbero essere sfruttate per sostituire quelle autoctone nelle regioni particolarmente colpite dai cambiamenti climatici.

Rendere visibile lo stress da siccità

Come si può riconoscere dall’alto lo stress da siccità? A tale scopo, D’Odorico e il suo team hanno utilizzato telecamere multispettrali in grado di registrare anche le regioni invisibili dello spettro luminoso. Queste telecamere rilevano uno speciale pigmento che gli alberi producono in condizioni di siccità per proteggere le foglie dall’eccessiva radiazione solare. «Questo ci permette di riconoscere se un albero è sottoposto a uno stress acuto prima ancora che i danni risultino visibili a occhio nudo», spiega D’Odorico. Questa reazione a breve termine fornisce ad ogni modo solo un quadro parziale della situazione. Se la siccità persiste, le foglie cambiano colore o cadono. Oltre alla protezione dalla luce, i ricercatori misurano pertanto quanto sono verdi e folte le chiome degli alberi. «La combinazione di entrambi i valori ci offre una panoramica migliore di ciò che sta accadendo esattamente», riassume D’Odorico.

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