25.08.2026 | Jochen Bettzieche | SLF News
Neve, vento e valanghe: presso l’ SLF di Davos, una stazione di ricerca unica nel suo genere misura i singoli fiocchi di neve e osserva come il vento li trasporta. I dati raccolti migliorano le previsioni valanghe, affinano i modelli di simulazione del manto nevoso e contribuiscono alla progettazione di impianti fotovoltaici in alta montagna.
- Come il vento modella la neve: una stazione di misura unica, nei pressi di Davos, rivela come il vento trasporta la neve, ne ridistribuisce l'accumulo, e modifica il manto nevoso.
- Quando i fiocchi di neve diventano udibili: grazie a microfoni e laser ad alta precisione, i ricercatori misurano e analizzano il movimento dei singoli fiocchi di neve.
- Da Davos al mondo: i dati raccolti alimentano modelli numerici utilizzati a livello internazionale per le previsioni delle valanghe, la ricerca scientifica e la progettazione di impianti solari nelle regioni alpine.
«Qui a Tschuggen, durante l’inverno, misuriamo i singoli fiocchi di neve», racconta Michael Lehning, responsabile del gruppo di ricerca “Processi nivologici” presso l’Istituto per la ricerca sulla neve e le valanghe SLF del WSL.
Lehning si trova poco sopra la locanda «Zum Tschuggen», nei pressi di Davos. A meno di cento metri passa la strada del Passo della Flüela. È qui che l’officina elettronica dell’ SLF ha installato una stazione di misura unica nel suo genere. Tra le altre cose, la stazione registra come il vento trasporta e ridistribuisce la neve, modellando continuamente la superficie del manto nevoso.
I dati raccolti confluiscono in modelli numerici che permettono di trasferire le conoscenze ottenute a Tschuggen ad altre località delle Alpi, senza dover effettuare ovunque campagne di misura dettagliate e costose. Queste simulazioni trovano applicazione in numerosi ambiti: dal servizio di allerta valanghe, alla ricerca scientifica, fino alla progettazione di impianti fotovoltaici nelle regioni di alta montagna.
I fiocchi di neve producono suoni ¶
La sfida più grande è stata trovare il luogo ideale per installare la stazione di misura, racconta Lehning. «Il vento ha bisogno di una certa estensione di terreno, una sorta di "zona di accelerazione", nella quale possa raggiungere un equilibrio con la neve al suolo e con le particelle di neve trasportate nell’atmosfera». A Tschuggen ha trovato le condizioni ideali. Il terreno è pianeggiante, ma racchiuso tra i pendii delle montagne. «Qui il vento soffia con grande regolarità», spiega il ricercatore.
La stazione è dotata di dodici sensori che misurano, tra l'altro, la velocità del vento, la temperatura, la radiazione solare incidente e quella riflessa dalla superficie nevosa. Fin qui si tratta di una moderna stazione meteorologica. La sua vera particolarità, però, è il contatore di particelle: un tubo dotato di un microfono altamente sensibile. «Ogni volta che un fiocco di neve colpisce il tubo produce un debole suono. Analizzando questi segnali possiamo determinare con precisione quanta neve viene trasportata dal vento», spiega Lehning.
Un altro strumento insolito è uno scanner laser che rileva in continuo la forma della superficie del manto nevoso. Il raggio laser permette di identificare, ad esempio, i sastrugi, le caratteristiche creste e i solchi scolpiti dal vento sulla neve. «La combinazione di queste misure è estremamente preziosa», conclude Lehning. «Ci permette di capire come e in quale misura massa ed energia vengano scambiate tra il manto nevoso e l'atmosfera».
Gemello in Asia centrale ¶
Per garantire il funzionamento della stazione anche in questo luogo remoto, privo di collegamenti alla rete elettrica, l'energia è fornita da grandi pannelli fotovoltaici. L'elettricità prodotta in eccesso viene immagazzinata in una batteria, assicurando l'alimentazione anche durante l'inverno. «In questo modo la stazione è autosufficiente dal punto di vista energetico», spiega Lehning.
I dati raccolti vengono trasmessi via radio direttamente ai server dello SLF. «Qui confluiscono anche i dati di una stazione gemella situata in Tagikistan», racconta Lehning. Dopo un controllo di qualità, le misure vengono rese disponibili a ricercatori e altri utenti in tutto il mondo.
Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta il 25 agosto 2026 sul Davoser Zeitung.
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