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Il cambiamento climatico aumenta lo stress per alberi in tutto il mondo

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Se fa più caldo, gli alberi eliminano più acqua attraverso l’evapotraspirazione. Uno studio dell'Istituto federale di ricerca WSL basato su dati a livello mondiale e pubblicato su “Science Advances”  ne illustra gli effetti.  Quanto più lontano gli alberi crescono dai poli o dalle vette delle montagne, tanto più la mancanza d’acqua diventa il fattore limitante della crescita.

 

Gli anelli aanuali di accrescimento mostrano come le fluttuazioni climatiche influenzano lo sviluppo  degli alberi. Gli alberi reagiscono infatti al fattore climatico che più ne limita lo sviluppo. Se, ad esempio, fa freddo (come nelle alte quote delle Alpi, dell'Himalaya o della Scandinavia settentrionale), è soprattutto la temperatura il fattore limitante della crescita. Dove è caldo e secco (come in Ticino, Vallese, Spagna meridionale o Messico), il ritmo di crescita dipende soprattutto dalla disponibilità di acqua e gli alberi sospendo l acrescita in caso di  periodi siccitosi.

I ricercatori del WSL, insieme a istituti di ricerca di Canada, Polonia, Romania e Stati Uniti, hanno analizzato per la prima gli  anelli di accrescimento di alberi provenienti da 2710 diverse aree distribuite in tutto il mondo, un abase di dati che è rappresentativa di  circa il 70% della superficie forestale globale dal punto di vista delle differenti  condizioni climatiche esistenti. Intutti i siti considerati, soprattutto in Nord America ed Europa, ma anche in Russia, Asia Centrale, Nuova Zelanda, Argentina e Cile (vedi Figura S1), i ricercatori hanno analizzato le correlazioni tra la crescita degli alberi e le fluttuazioni climatiche stagionali per  un periodo di riferimento (1930-1960) e il trentennio successivo (1960-1990) del XX secolo.

Nelle foreste del Nord  i periodi di siccità maggiori

Un confronto tra la crescita annuale degli anelli nei due periodi considerati mostra come quasi ovunque nel mondo gli alberi abbiano sofferto maggiormente la siccità nel secondo periodo. Si è inoltre assistito a una riduzione delle zone in cui il fattore limitante per la crescita degli alberi è il  freddo. La figura 1 mostra che queste riduzioni riguardano principalmente la zona boreale dell'Eurasia e del Nord America e le alte quote dei grandi massicci montuosi delle Alpi, della Patagonia e del Tibet dove si è assistito a un  riscaldamento superiore alla media senza cambiamenti rilevanti della quantità di precipitazioni.

Effetti sempre maggiori della scarsità d'acqua

La ricerca sull'impatto climatico mostra che nel XX secolo il riscaldamento è stato molto più basso di quanto è previsto per il XXI secolo. "Se già per il XX secolo è risultato evidente che gli alberi hanno sofferto sempre più spesso di carenze idriche, è probabile che tali fenomeni si verifichino con frequenze e intensità ancora più alte nel XXI secolo", dice Flurin Babst, il primo autore dello studio. I ricercatori si aspettano quindi che nei prossimi decenni gli alberi saranno esposti a situazioni di stress da siccità su larga scala anche se le precipitazioni  totali dovessero rimangere costanti: "Gli alberi saranno probabilmente esposti regolarmente a periodi di siccità fino a 60 gradi di latitudine", dice Babst.

I risultati di questo studio globale sono rilevanti anche per la Svizzera, dove il clima cambia soprattutto con l'aumento della quota sul livello del mare. In futuro, l’incremento annuale degli anelli degli alberi nelle Alpi sarà probabilmente sempre meno dipendente dalla temperatura, mentre sarä la scarsità di precipitazioni a determinare la crescita degli alberi, soprattutto nelle zone a beasse quote delle valli.

Esempi di effetti già visibili attualmente in Svizzera

  • Pino silvestre: nel Basso Vallese la mortalità è aumentata durante gli ultimi 20 anni.
  • Faggio: nell'estate 2018, le foglie di numerosi faggi sono avvizzite precocemente durante la stagione, soprattutto nella Svizzera settentrionale e nordoccidentale. Nel migliore dei casi questo ha aiutato l'albero a disperdere troppa acqua, nel peggiore dei casi il faggio è morto.
  • Abete rosso: la specie arboree più diffusa in Svizzera soffre sempre più spesso di stress idrico nell'Altopiano centrale. Questo li rende suscettibile agli attacchi di bostrico, coleottero che ha avuto un picco di popolazione nell'estate 2018 causando la morte di molti abeti.
  • I castagni del Ticino centrale (Bassa valle Maggia, Bellinzonese e riviera) più esposti all'insolazione che hanno subito avvizzimenti precoci e morie dovute all'estate siccitosa del 2003.

Numerosi paesi, tra cui la Svizzera, si sono impegnati con la Convenzione di Parigi sul clima a ridurre le emissioni di CO2. In questo contesto, la foresta è un importante serbatoio di CO2. Questo perché la fissazione del carbonio sotto forma di legno contrasta le emissioni causate dall'uomo. I forestali e i proprietari di boschi in Svizzera dovranno anche considerare come intendono gestire e mantenere il loro bosco in modo che rimanga stabile e possa essere utilizzato in modo sostenibile anche in condizioni di clima più caldo e asciutto.

 

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