Intervista alla Dr. Nadine Salzmann, che da metà ottobre dirige l'unità di ricerca «Ecosistemi alpini e rischi naturali» dell’SLF

Dal 1º luglio 2021, presso il WSL Istituto per lo studio della neve e delle valanghe SLF Davos è stata istituita la nuova unità di ricerca «Ecosistemi alpini e rischi naturali». Nell’ambito del centro di ricerca CERC, dedicato ai cambiamenti climatici, agli eventi estremi e ai pericoli naturali nella regione alpina, questa unità di ricerca si occuperà di temi quali permafrost, movimenti di massa in ambiente alpino, ecosistemi di montagna e telerilevamento alpino. Da metà ottobre la Dr. Nadine Salzmann è alla guida della nuova unità.

Congratulazioni per la tua nuova funzione di responsabile dell’unità di ricerca «Ecosistemi alpini e rischi naturali». Cosa trovi interessante in questo nuovo compito?

Nadine Salzmann: La nuova unità di ricerca e il centro di ricerca CERC toccano questioni di grande attualità. A mio parere è proprio qui che bisogna intervenire per trovare soluzioni alle pressanti domande sul cambiamento climatico in montagna. Tanto personalmente quanto obiettivamente è il momento giusto per questa svolta.

Mi aiuta il fatto che questa nuova unità abbia una concezione interdisciplinare.  Nella mia ricerca mi sono sempre concentrata sul sistema criosfera-atmosfera nel suo complesso, confrontandomi però anche con le conseguenze dei cambiamenti climatici su ecosistemi e persone. Inoltre mi sono occupata di strategie di adattamento, soprattutto per quanto riguarda i rischi e i pericoli in montagna, ma anche lo sfruttamento idrico «downstream».

Potresti illustrarci i tuoi interessi ancora un po’ più nel dettaglio?

Di base sono una geografa specializzata in criosfera e atmosfera/clima. Mi sono dunque interessata molto di permafrost e ghiacciai. In questo modo sono finita a occuparmi tra l'altro anche di neve. Per me è sempre stato importante avere un legame forte con la comunità che si dedica alla ricerca sul clima. Nei miei lavori personali mi sono occupata molto di modelli numerici, ma ho svolto anche tanto lavoro sul campo. Inoltre sono stata regolarmente coinvolta in progetti applicati, relativi per es. a misure di adattamento ai cambiamenti climatici sull’Hymalaya e sulle Ande, che ho spesso svolto con la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) della Confederazione. Conosco pertanto gran parte dei metodi rappresentati nella nuova unità di ricerca. Mi considero una generalista dotata tuttavia di conoscenze specialistiche sufficientemente approfondite per creare legami tra i diversi ambiti.

Nel tuo lavoro precedente avevi già avuto punti di contatto con l’SLF?

Finora non avevo avuto molte occasioni di contatto, e per lo più in riferimento ai temi permafrost e neve. Per esempio, ho fatto ricerca con Marcia Phillips nel quadro di un progetto Sinergia del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS) sul permafrost nella regione alpina. Anche con Michael Lehning ho già collaborato. In seguito ho lavorato anche con Massimiliano Zappa del WSL di Birmensdorf nell’ambito di un progetto sull’adattamento ai cambiamenti climatici della DSC in Perù. Inoltre, durante il mio dottorato ho partecipato al programma di mentoring «FrauSchafftWissen», nell’ambito del quale ho avuto modo di collaborare con diverse donne del WSL.

Cosa porterai all’SLF delle ricerche che hai condotto finora?

Mi piacerebbe di certo portare avanti le misurazioni della neve con sensori Cosmic Ray. Metterò inoltre naturalmente a disposizione la mia rete di contatti, per es. sul telerilevamento radar, nonché sui rischi dei cambiamenti climatici e l’adattamento a questi ultimi. Un ulteriore tema che vorrei portare all’attenzione è la ricerca sugli eventi estremi e sui cosiddetti «Compound Extreme Events», ossia eventi concatenati come per es. le conseguenze sul funzionamento del bosco di protezione di una siccità pluriennale combinata a ondate di calore e tempeste. In questo ambito stiamo lavorando a un progetto con l'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) e il FNS.

Penso che sussista ancora un grande potenziale di collaborazione nei campi del permafrost e dell'idrologia nivale, con collegamenti agli eventi meteorologici e climatici estremi. In questo caso mi torna utile il fatto di aver collaborato strettamente con esperti ed esperte di modellazione climatica fin dai tempi del mio dottorato. Un obiettivo importante per me è l’integrazione dei componenti climatici nella concezione del processo. Non dovremmo dunque osservare solo eventi singoli, ma soprattutto cercare di comprendere meglio i processi e la loro dinamica a breve e lungo termine.

Qual è la tua visione per la nuova unità di ricerca?

Mi auguro di poterci dimostrare un’unità aperta, agile e «disinvolta», percepita come tale anche dall’esterno. L’unità lavora già molto bene insieme. Ritengo importante allestire un’unità forte all'interno del CERC e assieme al CERC. Inoltre, voglio anche curare la collaborazione con l’intero WSL, le istituzioni del settore dei PF, nonché le università e gli altri istituti di ricerca. Di certo sarà importante anche la collaborazione con l’Alpole nel Vallese, ma anche con istituzioni simili all’estero, per es. a Innsbruck o in Norvegia, negli USA e in Asia.

Da un lato credo fortemente nello scambio internazionale, dall’altro do grande valore anche al radicamento locale e regionale a Davos e nel Cantone dei Grigioni. Uno dei miei punti di forza è che non sono affatto riluttante agli scambi. Dovremmo essere una casa aperta alla collaborazione e al confronto con le autorità e la popolazione.

Inoltre, la mia unità di ricerca dovrà affrontare anche le questioni che sembrano (ancora) troppo grandi o complesse, o che magari non sono ancora nemmeno state poste. Dobbiamo cercare di essere sempre un passo avanti. Sono consapevole che per farlo servono tempo e tranquillità, ma mi aspetto dai miei collaboratori e dalla mie collaboratrici anche la disponibilità a provarci. Dal mio punto di vista, le questioni interdisciplinari sono i temi di ricerca più interessanti. E l'interdisciplinarità è la chiave per risolvere gli attuali problemi.

Come ti immagini la collaborazione con i partner interni ed esterni?

Vorrei che fossimo un’unità di ricerca integrante. La mia impressione è che il confronto all’interno dell’SLF funzioni già bene. Grazie al gruppo di Peter Bebi abbiamo anche buoni contatti con le unità di ricerca «verdi» del WSL. Vorrei conoscere meglio i ricercatori del WSL attivi nel campo delle scienze economiche e sociali per coinvolgerli nei nostri progetti. Anche il CERC nel suo complesso stimola da parte sua la collaborazione.
Immagino che Davos diventi un luogo di scambio di idee. Potremmo allestire una serie di seminari o think tank su temi specifici per promuovere questo confronto.

Per finire, una domanda personale: cosa significherà per te in futuro vivere e lavorare a Davos?

Credo sia fantastico. Sono estremamente felice di questa opportunità. Amo la montagna. Mi dà davvero molto e ci passo più tempo possibile. Nonostante in passato abbia sempre abitato in bei luoghi come Lucerna e Boulder (in Colorado), per me è una fantastica occasione poter vivere e lavorare direttamente sui monti.

Grazie per l'intervista. Ti auguriamo di partire alla grande all’SLF.

Contatto

Diritti d'autore

WSL e SLF mettono a disposizione gratuitamente il materiale foto, video e audio esclusivamente per l’uso in relazione a questo comunicato. È proibito vendere il materiale o appropriarsene per inserirlo in una banca dati foto, video o audio.