Siccità 2026: domande frequenti e risposte

Le foglie degli alberi forestali erano marroni già a giugno, i livelli dei corsi d’acqua sono stati ai minimi storici: l’estate del 2026 è stata estremamente calda e secca. Esperti ed esperte del WSL e dell’SLF rispondono alle domande frequenti.

Siccità idrologica / Carenza d’acqua

Situazione generale

Quanto è straordinaria la situazione dell’estate 2026? 

La situazione è davvero straordinaria. Già a luglio abbiamo osservato valori ai minimi storici in molti fiumi in Svizzera. Il livello dell’Aabach (LU/AG), ad esempio, non è mai stato così basso da quando sono iniziate le misurazioni, e la portata del lago di Hallwill (AG) non è mai stata così bassa come a luglio. 

In Svizzera, soprattutto nell’Altopiano svizzero, le precipitazioni sono state decisamente sotto la media di lungo periodo. Allo stesso tempo, le temperature sono spesso al di sopra del livello tipico di questo periodo dell’anno. Se guardiamo alle statistiche, i valori intorno alla fine di giugno rientrano in uno schema che si ripete con una frequenza che va da ogni due a ogni dieci anni, a volte anche più raramente. Le conseguenze sono visibili per esempio nei suoli secchi, nei livelli bassi dei corsi d’acqua e delle acque sotterranee. La situazione si è aggravata da metà luglio.

La siccità è provocata da una combinazione di diversi fattori: poche precipitazioni nevose sulle Alpi durante l’inverno, precipitazioni ben al di sotto della media in Europa centrale a partire da aprile, nonché numerose ondate di calore forti, che hanno colpito quasi l’intera regione alpina.

Quale luogo è stato colpito maggiormente e quale in misura minore?

Sulla piattaforma nazionale sulla siccità della Confederazione si nota che la maggior parte della Svizzera è colpita da una siccità estrema. Fino a poco tempo fa, le regioni alpine hanno potuto approfittare un po’ dello scioglimento delle nevi. Poiché però anche quest’anno la neve è caduta di rado, anche i ruscelli di montagna sono estremamente secchi per questo periodo dell’anno. 

Quando si può parlare di siccità? 

Si parla di siccità quando si verifica un periodo con precipitazioni ben al di sotto della media, che porta a carenze d’acqua nel suolo, nei corsi d’acqua e nelle acquee sotterranee, danneggiando in questo modo gli ecosistemi e le attività umane. Ci sono vari tipi di siccità, che sono caratterizzati da cause ed effetti diversi: siccità meteorologica, agricola o idrologica

Per quanto tempo e con quale intensità dovrebbe piovere per poter tornare alla normalità?

Le precipitazioni brevi migliorano la situazione solo parzialmente. I corsi d’acqua superficiali reagiscono velocemente alla pioggia, mentre le acque sotterranee e gli strati del terreno necessitano di un periodo più lungo di rigenerazione. Per un vero miglioramento della situazione servono quindi precipitazioni più lunghe e che coprano aree maggiori. Al tempo stesso, queste precipitazioni non dovrebbero essere troppo intense, altrimenti a livello locale possono causare deflussi superficiali e allagamenti. La pioggia intensa è generalmente un problema, poiché scavalca la capacità di assorbimento del suolo. Questo vale sia per le fasi di siccità che per quelle di umidità.  Questo effetto può aggravarsi quando le superfici sono impermeabilizzate. Una preparazione ottimale parte dall’utilizzo del suolo. 

Conseguenze

Qual è l’impatto della siccità?

Ad agosto 2026 i fiumi e i laghi sono stati colpiti da una grave carenza d’acqua; stando ai livelli delle acque sotterranee misurati dalla Confederazione, circa la metà dei bacini sono sotto la media. La penuria d’acqua si ripercuote di conseguenza su praticamente tutti i settori della gestione delle acque. I prelievi d’acqua dai fiumi, ad esempio, sono limitati. Questo significa che l’agricoltura non può irrigare nella misura abituale. Molte aziende alpestri hanno dovuto portare le mucche in valle prima del previsto, perché l’acqua e il foraggio non erano abbastanza. Inoltre, molte aziende sono costrette a utilizzare già adesso le loro riserve di foraggio per l’inverno. Di conseguenza, alcune aziende agricole hanno ridotto i loro effettivi di animali.

Anche il livello basso d’acqua del lago di Costanza comporta problemi: a volte le barche private non restano più in acqua. Anche la navigazione sul Reno per il trasporto di merci dal Mare del Nord alla Svizzera può trasportare solo una piccola parte del carico abituale. A Klaub (Germania), una strettoia del Reno, c’è il rischio che la navigazione cessi del tutto temporaneamente. 

Anche i pesci e gli organismi acquatici nei fiumi risentono dei bassi livelli d’acqua. L’acqua si riscalda più velocemente e al più tardi a partire dai 25 gradi la mortalità di gran parte dei pesci aumenta notevolmente. Inoltre, i pesci sono più stressati e si riproducono con più difficoltà. I pesci hanno bisogno di rifugi freschi, che vanno persi a causa dell’abbassamento dei livelli d’acqua. La Federazione Svizzera di Pesca riporta di numerose pesche di soccorso e di una moria di pesci senza precedenti.

Quali conseguenze ci sono per le acque sotterranee e l’approvvigionamento di acqua potabile? 

Fasi prolungate di siccità come queste influiscono anche sui livelli delle acque sotterranee, che di solito reagiscono solo lentamente. Se però un deficit pluviometrico dura abbastanza a lungo, i livelli medi delle acque sotterranee possono calare. I livelli bassi delle acque sotterranee possono avere conseguenze negative sulle portate delle sorgenti e di conseguenza anche sulla quantità d’acqua che viene utilizzata per l’approvvigionamento di acqua potabile. La disponibilità d’acqua nell’estate del 2026 non può soddisfare appieno la richiesta: siamo di fronte a una scarsità d’acqua. 

La siccità ha conseguenze anche sull’approvvigionamento energetico?

Il periodo di siccità attuale non costituisce una minaccia per l‘approvvigionamento energetico svizzero. Ciononostante, i bacini di accumulazione alpini si riempiono più lentamente del solito e due dei quattro impianti nucleari svizzeri hanno visto la loro capacità ridursi temporaneamente oppure sono state disattivate provvisoriamente a causa delle alte temperature dell’acqua. Al tempo stesso, la rapida espansione del fotovoltaico, in crescita dal 2020, si rivela essere un grande contributo all’approvvigionamento energetico attuale. Nei giorni soleggiati, la produzione di energia solare nel meriggio contribuisce regolarmente a più della metà del servizio richiesto; nelle ore serali e notturne la forza idrica assume invece il ruolo centrale. Inoltre, il consumo energetico in Svizzera nel mese di agosto raggiunge normalmente il suo minimo annuale. 

Anche pensando al prossimo inverno, quando la domanda di energia raggiunge il suo massimo stagionale, al momento non ci sono grandi segni che indichino una situazione critica dell’approvvigionamento. Ciononostante, il riempimento dei bacini di accumulazione avanza più lentamente che negli anni medi, e i livelli di stoccaggio continuano ad aumentare. Gli impianti nucleari svizzeri si prendono il compito di conservare l’acqua dell’estate nei mesi invernali per ottenerne energia. 

Impianti nucleari: in Svizzera al momento sono attivi quattro centri nucleari. La capacità dei due reattori più piccoli della centrale nucleare di Beznau (ognuno con una potenza installata di 365 MWe) ha dovuto essere nuovamente ridotta nelle ultime settimane, oppure i reattori hanno dovuto essere temporaneamente disattivati. La causa sono le alte temperature dell’acqua dell’Aare, la cui acqua viene utilizzata per il raffreddamento a circuito chiuso. 

Fotovoltaico: Dal 2020 in Svizzera è in corso una rapida espansione del fotovoltaico.  Per questo il suo contributo alla produzione energetica annuale è aumentato dal 4,5% circa al 14%. Questo sviluppo si rivela essere decisivo soprattutto in quest’estate secca e soleggiata, poiché l’elevato irraggiamento solare porta a una produzione solare al di sopra della media e può compensare in questo modo la produzione minore degli impianti nucleari e della forza idrica.

Forza idrica: Il 10% delle centrali idroelettriche più grandi della Svizzera generano più del 90% della produzione idroelettrica annuale. Questi grandi impianti si trovano prevalentemente vicino ai grandi fiumi dell’Altopiano svizzero oppure utilizzano i grandi dislivelli nelle Alpi per la produzione di energia elettrica. Poiché i grandi fiumi dell’Altopiano svizzero forniscono decisamente meno acqua rispetto alla media pluriennale, molte centrali ad acqua fluente possono produrre energia solo a potenza ridotta. Le centrali di accumulo alpine, invece, approfittano a volte della fusione accentuata della neve e dei ghiacciai, che permette di compensare in parte la mancanza di precipitazioni. 

In uno dei nostri ultimi studi (under review) dimostriamo quanto un mix di energia proveniente da diverse fonti di energia rinnovabile possa apportare un contributo notevole a un approvvigionamento elettrico resiliente. Le diverse fonti di energia si completano a vicenda sia in base alla stagione che alle condizioni meteorologiche.

  • Nei periodi estivi soleggiati e secchi, il fotovoltaico si fa carico della maggior parte della produzione elettrica. 
  • Nei periodi caratterizzati da precipitazioni è la forza idrica a fornire più energia.
  • D’inverno l’energia eolica potrebbe apportare un contributo importante, poiché la sua produzione è spesso alta quando la produzione di energia solare è ridotta.

Sebbene l’energia eolica potrebbe apportare importanti contributi alla produzione elettrica soprattutto d’inverno, al momento in Svizzera manca l’accettazione sociale per un rapido potenziamento. 

Dove assistiamo a conflitti di utilizzo? 

Sono in corso conflitti di utilizzo tra i diversi settori, per esempio tra la produzione energetica e l’agricoltura. Il settore energetico vuole mantenere l’acqua nei bacini di accumulazione fino all’inverno, in modo da poterla poi utilizzare a prezzi più alti per la produzione elettrica. Per l’agricoltura, invece, sarebbe meglio se l’acqua fosse disponibile per l’irrigazione d’estate. Al momento non è chiaro come si dovrebbero risolvere certi conflitti di utilizzo. 

La siccità tocca la Svizzera da circa più di 20 anni ed è riconosciuta come pericolo naturale a partire dal 2022. Da un anno la Confederazione informa gli abitanti attraverso la piattaforma nazionale sulla siccità: https://www.trockenheit.admin.ch/it. La Confederazione, inoltre, si trova nella fase iniziale dell‘elaborazione di una strategia sull’acqua. Tale strategia dovrebbe fornire approcci e indicazioni su chi può utilizzare l’acqua, quando e dove e su come si dovrebbero dare le priorità nei periodi di siccità. La sfida risiede nel fatto che la gestione della siccità è multidimensionale e di conseguenza coinvolge molte parti diverse. Il progetto NCCR Clim+, iniziato di recente, analizzerà, oltre a molti altri aspetti del quesito di ricerca, a quale livello territoriale debba essere affrontata la questione della distribuzione dell’acqua. La sovranità sulle acque, comunque, appartiene principalmente ai Cantoni.

Come si risolvono conflitti del genere?

Sul breve termine è importante diminuire il consumo di acqua. È necessario in particolare che l’agricoltura, essendo una delle consumatrici maggiori di acqua, adotti sistemi d’irrigazione più efficienti o che si concentri sulle colture resistenti alla siccità, che necessitano di meno acqua.

Sul medio termine si può pensare a un adattamento delle concessioni (diritti sull’utilizzo dell’acqua) per le centrali idroelettriche. Queste potrebbero essere vincolate a determinate condizioni, ad esempio che in caso di forte siccità una quantità d’acqua maggiore rispetto a oggi dovrà essere rilasciata nei corsi d’acqua, senza danneggiare eccessivamente la sicurezza di pianificazione degli operatori.

Sul lungo termine è ragionevole risparmiare più acqua, sia nelle città che nei boschi, per i terreni o le acque sotterranee, per aumentare la resilienza socioeconomica e diminuire la pressione sui corsi d’acqua.

Misure

Si possono proteggere i corsi d’acqua in modo che non si prosciughino? 

In base al luogo, si rinuncia a determinati utilizzi dell‘acqua per lasciare più acqua nei corsi d’acqua naturali, ad esempio tramite divieti di irrigazione per l’agricoltura. Sul fiume Emme, per esempio, l’acqua viene deviata per il funzionamento delle piccole centrali elettriche. Se quest’acqua manca nei corsi d’acqua naturali, gli effetti sulla comunità acquatica sono immediatamente percepibili. Esistono esempi del genere per altri settori della gestione delle acque. 

Non potremmo semplicemente conservare la pioggia in eccesso degli anni piovosi per i periodi di siccità? 

Nei laghi del Canton Berna è stata costruita una riserva d’acqua, perché i livelli dell’acqua al momento sono sopra la media di questa stagione. Tuttavia, se ci facesse preventivamente affidamento su questa riserva, il rischio di inondazione aumenterebbe, poiché i laghi avrebbero livelli medi d’acqua sempre più alti e meno capacità di raccogliere la neve sciolta e grandi quantità di precipitazioni. 

La gestione dei bacini di accumulazione in Svizzera oggi si concentra sul trasferire l’acqua dall’estate all’inverno, per coprire la richiesta di energia nelle stagioni fredde. Di conseguenza, i bacini in primavera sono spesso svuotati. Se dopo non ci sono precipitazioni e c’è anche poca neve nel bacino, rimane solo poca acqua da utilizzare nella lotta alla siccità. A ciò si aggiunge il fatto che l’interesse attuale degli operatori dele centrali idroelettriche risiede nel riempire nuovamente i bacini di accumulazione per il prossimo inverno, e non nel compensare le precipitazioni mancanti nell’Altopiano svizzero lasciando scorrere più acqua nei fiumi. 

È possibile che si arrivi a un razionamento dell’acqua?

In Svizzera l’acqua è decisamente sotto pressione d’uso. Con il cambiamento climatico questa pressione aumenterà ulteriormente, soprattutto nei mesi estivi, quando la richiesta d’acqua è maggiore. Le simulazioni del clima mostrano che ci sarà una ridistribuzione stagionale del deflusso nei corsi d’acqua: aumento dei deflussi in inverno e diminuzione in estate, proprio quando il consumo d’acqua è maggiore. 

Oggi in Svizzera manca una panoramica completa su quando, dove, come e quanta acqua venga prelevata dai corsi d’acqua naturali. Inoltre, ad oggi non c’è una priorizzazione ufficiale dei diversi utilizzi d’acqua che, in caso di scarsità d’acqua, indicherebbe chi dovrebbe dividersi l’acqua disponibile. La sovranità sulle acque appartiene principalmente ai Cantoni, in alcuni luoghi ai Comuni. È in corso la fase iniziale di elaborazione di una strategia nazionale sull’acqua. 

Cosa posso fare in quanto singolo?

Immaginiamo che un Comune abbia una o due fonti e nessun accesso a un fiume o a un lago. In questo caso durante le fasi di siccità è necessaria una buona gestione dell’acqua. Ad esempio, alcuni Comuni potrebbero esortare a non riempire più la piscina, non lavare più l’automobile o non irrigare più le superfici erbose. Così le misure individuali potrebbero avere qualche effetto. Negli ultimi anni ci sono stati anche tentativi di collegare meglio i sistemi di approvvigionamento di acqua di alcuni Comuni, ma sono misure che hanno bisogno di tempo. Nel Vallese, ad esempio, alcuni Comuni hanno iniziato già dieci anni fa a mettere insieme la loro rete locale di approvvigionamento. 

Prospettive future

Ci si aspetta che estati come questa diventino la regola in futuro? 

L’aumento di eventi del genere è visibile dai primi anni 2000 e negli ultimi dieci anni la situazione è peggiorata. Le simulazioni del clima mostrano, per il futuro, un aumento e un’intensificazione dei periodi di siccità.

Se si osserva il ritiro massiccio dei ghiacciai e dei manti nevosi, è evidente che stiamo perdendo importanti bacini idrici, che potrebbero parzialmente compensare la mancanza di precipitazioni nei periodi secchi e caldi. La scorsa primavera e quest’anno sono presagi di quello con cui dovremo fare i conti più spesso in futuro. 

La siccità attuale ha tre cause principali: una carenza di neve d’inverno, una grave mancanza di precipitazioni in primavera e in estate e una forte evaporazione a causa delle ondate di calore. Tutti questi fattori sono stati influenzati dal cambiamento climatico: le precipitazioni estive e lo scioglimento della neve hanno origini più remote. Ciò significa che in futuro dovremo fare i conti più spesso con periodi di siccità come quello di quest’anno.

Dobbiamo quindi prepararci meglio a periodi secchi del genere?

I periodi di siccità come quello attuale ci mostrano dove sta il problema e dove ci sia la necessità di cambiamento. È importante imparare da eventi del genere e trasformare la teoria in pratica in maniera efficiente. Oltre agli adattamenti al cambiamento climatico deve rimanere anche la lotta contro di esso, poiché ogni misura efficace contro il rapido riscaldamento globale ci risparmia adattamenti futuri. 

La Svizzera si prosciugherà mai?

Adesso è evidente che siamo chiamati ad agire e che dovremo fare i conti con la siccità e il continuo cambiamento climatico. In Svizzera abbiamo il vantaggio di avere l’arco alpino attraverso tutto il Paese: questo obbliga le masse d’aria a salire, il che favorisce la formazione di precipitazioni. Ciononostante, in futuro potremo compensare meno bene i periodi caldi e secchi, perché i contributi ai deflussi dallo scioglimento dei ghiacciai e delle nevi saranno minori. Questo comporta che saremo più dipendenti dalle precipitazioni, cosa che ci rende più vulnerabili a causa della dispersione irregolare. 

Notizie precedenti sulla siccità

Siccità e foreste

Quanto è critico il caldo per le nostre foreste?

Nei luoghi dove le precipitazioni sono state poche o nulle nelle ultime settimane, la situazione può essere e/o diventare molto critica per gli alberi. A causa delle poche precipitazioni invernali e primaverili, i suoli in molti luoghi sono molto secchi e caldi, come si vede anche dalle misurazioni nei luoghi dell’LWF e nel bosco di Pfyn. Questo vale soprattutto per il suolo sottile, che ha una capacità di ritenzione idrica minore. 

Il Massiccio del Giura è particolarmente colpito, come già negli anni di caldo estremo 2018/2019. A inizio luglio, la situazione è peggiorata rapidamente per le specie arboree, tra cui il faggio. Se la siccità rimanesse a questi livelli, gli imbrunimenti e la caduta delle foglie ancora verdi potrebbero manifestarsi su vasta scala. 

Specie arboree adatte al clima futuro

Quali specie arboree sopporterebbero meglio il clima futuro? 

Dobbiamo sicuramente prendere in considerazione specie arboree diverse, ma questo lo facciamo già da tempo. Esistono senz’altro specie arboree che gestiscono meglio situazioni come quella dell’estate 2026 rispetto a faggi e abeti rossi. Le specie arboree autoctone che sopportano meglio condizioni secce e calde sono l’acero riccio, il sorbo comune, il sorbo terminale, il sorbo montano, il ciliegio, il tiglio selvatico, alcuni tipi di querce, il noce, l’acero campestre, il biancospino (piccolo albero), a seconda dei casi anche l’abete bianco e il frassino, che però al momento ha gravi problemi a causa della malattia nota come deperimento del frassino. In linea di massima sono soprattutto le specie arboree attualmente rare a dover diventare più frequenti. 

La capacità di adattamento dipende sempre anche dal luogo e anche per queste specie arboree esistono limiti, soprattutto quando eventi meteorologici estremi del genere si verificano con una frequenza e un’intensità maggiore. Sul lungo termine potranno crescere meno alberi su ogni ettaro, poiché tali periodi di siccità lunghi e frequenti porranno limiti alla resistenza di un luogo. Le radure nel bosco e in generale boschi più radi, come quelli che vediamo già oggi nelle regioni mediterranee, saranno allora inevitabili.

Dovremmo piantare specie arboree da regioni secche e calde? 

Poiché dipendiamo dai servizi ecosistemici delle foreste, non dovremmo prendere in considerazione specie arboree non autoctone. La protezione dai pericoli naturali, la salvaguardia dell’acqua potabile e l’utilizzo di biomassa sono essenziali. Tenendo conto dei rischi noti legati alle specie non autoctone, queste possono rappresentare alternative importanti in modo puntuale e a seconda della situazione. Il WSL ha avviato un progetto sul lungo termine (www.testpflanzungen.ch) per il quale vengono piantate sia piante autoctone che non in diversi luoghi in Svizzera in cui la specie arborea in questione non nasce naturalmente. Il loro sviluppo sarà monitorato per un periodo che va dai prossimi 30 ai prossimi 50 anni. 

È opportuno iniziare a cercare specie adatte negli ecosistemi vicini che sono già resistenti alla siccità, ad esempio nelle regioni mediterranee. Da un lato, qui esistono geneticamente esemplari di specie autoctone adatte a luoghi più caldi, come per esempio il faggio e l’abete bianco. Dall’altro lato anche le specie arboree non autoctone potrebbero essere un’opzione, come le specie di querce sempreverdi oppure il farnetto (Quercus frainetto), il faggio orientale oppure anche il cedro dell’Atlante. Anche l’abete di Douglas, introdotto già più di 10 anni fa e proveniente dal Nord America, può vivere in condizioni secche e calde. In ogni caso bisogna considerare che anche le specie non autoctone dovrebbero resistere anche al gelo invernale e soprattutto le gelate tardive che si verificano da noi. È necessario verificare, inoltre, che le nuove specie arboree non siano invasive, ovvero che non si propaghino senza controllo e che non prendano il posto delle specie native. 

Colorazione delle foglie

A volte guardando gli alberi sembra che sia già autunno, come mai?

Questo dipende da un insieme di fattori: l’effetto del calore e un apporto d’acqua insufficiente alle foglie dovuto a un’interruzione del sistema di trasporto dell’acqua.

Nel 2026 la colorazione delle foglie è iniziata già da metà giugno. Non avevamo mai avuto una situazione del genere così presto durante l’anno. Se questi sintomi si presentano così presto d’estate (imbrunimento dei margini delle foglie che rimandano alle bruciature, foglie verdi che cadono ecc.), vuol dire che è in corso una reazione acuta da stress. La reazione normale degli alberi, ovvero il ritiro delle sostanze nutritive dalle foglie verso il legno prima della loro caduta, non si verifica più. 

L’entità dei danni agli alberi causata dalla caduta anticipata delle foglie dipende dal tipo di specie arborea, in quanto ognuna ha strategie diverse di formazione delle foglie diverse. I faggi, ad esempio, hanno foglie che si sono formate nelle gemme già in autunno. Una caduta precoce delle foglie corrisponde alla fine della fotosintesi e della crescita. Le betulle, invece, possono produrre nuove foglie tutto l’anno, anche se hanno dovuto perderne a causa della siccità. Al momento però non sappiamo se quest’anno certe specie arboree proveranno nuovamente a germogliare, nel caso in cui ci fossero abbastanza precipitazioni. Ad agosto nel complesso questo è abbastanza improbabile. 

Quanto deve essere lunga un’ondata di calore per causare la bruciatura delle foglie? 

È difficile da dire. Con temperature alte, aria secca e poca acqua potrebbero verificarsi danni già dopo pochi giorni. Se il suolo è ancora umido, gli alberi possono resistere al caldo più a lungo. Gli alberi giovani, quelli su terreni poco profondi o terreni compatti sono quelli più in pericolo insieme agli alberi con apparato radicale limitato.

Cosa si può fare

Cosa si può fare nei giardini? 

Annaffiare: la cosa più importante è ridurre lo stress dato dalla siccità. Quando le piante hanno abbastanza acqua possono far evaporare l’acqua attraverso gli stomi delle foglie e rinfrescarle. Uno strato di pacciame mantiene il suolo fresco e umido. Sul lungo termine aiuta puntare su varietà robuste e su terreni con un’alta percentuale di humus, che trattengono meglio l’acqua. 

Quali azioni possono essere intraprese per le foreste?

Le foreste non si possono semplicemente innaffiare su vasta scala. Per questo è importante incrementare la resistenza degli alberi. Foreste miste con diverse specie arboree, una maggiore varietà genetica e un grado di imboschimento minore costituiscono delle soluzioni, poiché in questo modo i singoli alberi devono competere meno tra di loro per l’acqua.

Caduta di rami

In alcuni luoghi le autorità consigliano di non sostare sotto grossi alberi nei parchi. Il motivo è il pericolo di caduta dei rami a causa della siccità. Si tratta di casi isolati oppure è effettivamente un problema? 

La rottura estiva dei rami, a volte definita «Summer Branch Drop (SBD) nella letteratura scientifica, costituisce un fenomeno noto.

Molte specie arboree reagiscono al caldo duraturo e alla siccità con un meccanismo di sopravvivenza: riducono la loro superficie di evaporazione, liberandosi di foglie (questo si vede già molto nelle nostre foreste) e di interi rami. Tuttavia, non è noto se la caduta di rami estiva rappresenti una forma di protezione per tutte le specie arboree o se costituisca la conseguenza di un danno permanente del sistema di trasporto dell’acqua nei rami colpiti.

La fregatura è che esternamente i rami possono sembrare perfettamente in salute, e poi improvvisamente, di solito nei pomeriggi caldi quando non soffia un alito di vento, si rompono. Non è possibile, quindi, riconoscere in anticipo il fenomeno con un’ispezione dell’aspetto esterno. 

Il fenomeno può colpire anche le latifoglie come l’acero, il faggio, la quercia, il castagno o il platano e le conifere come il pino. Sicuramente il problema sono i grossi alberi nei parchi o i singoli alberi dotati di rami imponenti dove molte persone cercano riparo, poiché costituiscono un pericolo reale. 

Gli avvisi di molte città svizzere e dei servizi forestali sono quindi giusti e coerenti. 

E per quanto riguarda la sosta in un bosco? Le foreste potrebbero diventare zone pericolose durante le ondate di calore? 

Anche nei boschi gli alberi stressati, la cui struttura della chioma è indebolita da aprile a causa della siccità, possono perdere rami senza che questo sia prevedibile. In ogni caso, il rischio è sicuramente maggiore nelle regioni boschive dove già si verificano imbrunimenti delle foglie o dove le foglie verdi seccate cadono. I boschi possono quindi diventare zone pericolose in estati estreme del genere, soprattutto per gli alberi secolari con grosse chiome. 

Notizie precedenti: Siccità e foreste

Siccità e suolo

Come incide la siccità sul suolo? 

Senza una sufficiente umidità, i terreni non possono più trasmettere sostante nutritive alle piante in maniera efficace. Non c’è proprio più acqua che possa trasportare le sostanze nutritive alle radici. Allo stesso modo, l’attività di microorganismi come batteri e funghi è estremamente limitata, cosa che diminuisce ulteriormente la fertilità del suolo e il sostentamento degli alberi attraverso le sostanze nutritive. Gli organismi del suolo hanno un ruolo importante nella decomposizione dei residui vegetali morti e nel reintegro di sostanze nutritive. Quando le loro attività vengono limitate dalla siccità, questi processi rallentano e questo può incidere sulla disponibilità di sostanze nutritive e sulla salute generale del suolo. 

Per gli organismi del suolo, le ondate di calore sono estremamente critiche. I lombrichi, ad esempio, hanno una temperatura ottimale compresa tra i 10°C e i 18°C circa e sono dipendenti da terreni umidi, dato che lo scambio gassoso avviene attraverso la loro pelle sottile e spessa. Nei periodi secchi e caldi i lombrichi sfuggono a queste condizioni nascondendosi più in profondità nel terreno, raggomitolandosi e andando in letargo estivo (estivazione), un periodo di riposo corrispondente al ben noto letargo invernale. Molti altri animali del suolo adottano strategie simili, ma i lombrichi rientrano tra i gruppi più sensibili alla siccità. 

Se però la siccità dura troppo, i lombrichi e molti altri organismi del suolo possono morire di fame. Durante la fase di riposo, essi rimangono inattivi e non possono nutrirsi, ma necessitano comunque di energia, per salvaguardare le loro funzioni metaboliche di base. Nel caso in cui le condizioni di siccità durino ancora più a lungo o se i lombrichi non riescono a ritrarsi negli strati profondi del terreno, finiscono per morire disidratati.

Sul lungo termine, le ondate di siccità portano a un ritiro della popolazione faunistica del suolo. In uno studio a lungo termine del WSL nel bosco di Pfyn, la densità dei lombrichi e dei piccoli oligocheti a essi strettamente imparentati (enchitreidi) è diminuita di un fattore da otto a cinque in condizioni di siccità prolungata. La siccità prolungata è quindi uno di quei fattori che danneggiano maggiormente la biodiversità del suolo e la funzionalità dell’ecosistema. 

L’ondata di calore attuale dovrebbe provocare quindi una perdita considerevole di organismi del suolo. I terreni e i loro organismi biologici possono comunque riprendersi dopo precipitazioni piovose; l’entità e la velocità della ripresa dipendono dall’intensità e dalla durata della siccità e dalle proprietà del terreno.

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